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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Tradizioni

A conferma delle sue antiche origini, Bottidda conserva ancora oggi riti, usanze e tradizioni del passato, che la caratterizzano particolarmente. Risalgono, infatti, ad epoca precristiana i suggestivi riti in onore di Sant'Antoni 'e su fogu, che si ripetono ogni anno il pomeriggio del 16 gennaio, con il coinvolgimento di tutta la popolazione e la partecipazione di un gran numero di persone provenienti da altri centri dell'isola. Con la rituale accensione dell'unico maestoso falò sormontato dalla tradizionale croce di arance, hanno inizio i festeggiamenti in cui si mescolano il sacro e il profano.
Dopo la celebrazione della santa messa nell'antica chiesa di Santa Maria degli Angeli, un cavaliere con l'Ardia (pane azimo decorato e colorato di giallo) e lo stendardo di sant'Antonio abate guida la processione dei fedeli fino alla vicina piazza dove arde su fagarone, intorno al quale, dopo la solenne benedizione del fuoco, ha inizio il suggestivo rito pagano di S'inghiriu de su fagarone. Il cavaliere compie sei giri propiziatori attorno al falò (tre in senso orario e tre in senso anti orario), seguito poi da numerose persone che, con cesti di Tilicas (tipici dolci di sapa) e fiaschi di vino novello, in adempimento a personali promesse votive, ripetono lo stesso rituale, con grande partecipazione della folla. Dopo il taglio dell'Ardia (distribuita in segno benaugurale ai presenti) e delle Tilicas, inizia la degustazione dei dolci e del vino. Da circa un quarto di secolo, un comitato si fa carico di organizzare i festeggiamenti e offre a tutti i partecipanti la cena a base di carne suina.

Risale, invece, al periodo della dominazione spagnola il rito paraliturgico di s'iscravamentu, nel quale viene rappresentata la deposizione di Cristo dalla Croce. Nella sacra rappresentazione viene utilizzato un Cristo ligneo del XIII secolo, donato forse dai francescani o dai ''Signori'' del vicino Castello del Goceano.

In concomitanza con i riti della settimana santa si preparano sas casadinas e sa tumballla, dolci tipici della Pasqua.

Si tramandano da tempo immemorabile le questue di su morti morti e su candhelarzu, che ogni anno, rispettivamente il 1 novembre e il 31 dicembre, coinvolgono tutti i bambini di Bottidda. Ciascuno con il tradizionale sacco di tela bianca, i giovanissimi questuanti attraversano cantilenando tutto il paese per ricevere in dono frutta secca e dolci tipici di questo periodo dell'anno: papassinos e cozzulos.

Altra ricorrenza tradizionale tipica di Bottidda è la festa di Nostra Signora 'e Su Zichi, celebrazione religiosa durante la quale si benedice il pane zichi che, in adempimento a promesse votive, viene poi distribuito a tutti i partecipanti. Tra i prodotti tipici, oltre alle molteplici varietà di dolci, si prepara ancora presso le famiglie su pane fresa, detto in italiano carta da musica, prodotto anche per il
commercio da due forni locali.

Nel panorama folcloristico isolano, si distingue l'antico costume di Bottidda, soprattutto per l'unicità del copricapo femminile, composto da due elementi: su mucadore e sa tiazola. Mentre il costume maschile non si discosta molto da quello in uso in vari centri della Sardegna, quello femminile presenta una inconfondibile arcaicità nelle varie parti che lo compongono e per essere indossato richiede da mezz'ora a tre quarti d'ora di tempo. Sopra sa camisa (la camicia), finemente lavorata e rifinita con pizzo, a ricoprire il busto ci sono su corittu e s'imbustu, mentre la gonna di panno nero è plissetata, con una balza di seta colorata e coordinata con sa farditta (grembiule). Adornano il costume le spille d'oro sul copricapo, i bottoni d'oro della camicia e i bottoni d'argento nelle maniche di su corittu. L'antico costume viene ancora oggi indossato da alcuni giovani in occasione delle feste tradizionali.

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